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LA PESCA DEL PESCESPADA

 

La pesca del pescespada, nelle acque dello Stretto di Messina, è un'arte antichissima. Non si hanno notizie certe sulla sua origine.
Il pescespada è un pesce lungo fino a 4 metri e pesante, a volte, anche trecento chili. Ha un colore grigio-scuro sopra e argenteo sotto.

 Si nutre preferibilmente di seppie e di calamari.  Ha una carne delicata, rosea e molto nutriente. La spada, che rappresenta il prolungamento della mascella superiore, è un'appendice lunga e appiattita di cui il pesce si serve come arma di offesa e di difesa.

All'epoca della riproduzione, in primavera, dallo stretto di Gibilterra arriva nelle acque del Mediterraneo, e qui, attraverso lo Stretto di Messina o il Canale di Sicilia viene a scegliersi la compagna e spesso trova anche la morte

Il pescespada femmina è leggermente più grosso del maschio e seguendo le correnti depone le uova che, divenute pesciolini, vagano nelle acque dello Stretto fino ad Ottobre, quando spariscono dalla superficie  per stare nei fondali dove restano fino alla primavera successiva. Per catturarlo i pescatori ricorrono spesso all’astuzia.

Un tempo si servivano di una barca snella e veloce, a quattro remi dipinta di nero, tanto da sembrare simile ad un pesce. La chiamavano luntru e la facevano costruire dai migliori artigiani di Ganzirri e Torre Faro, che sceglievano legni di gelso o di leccio.
Il suo nome pare derivi da Linter, barca a fondo piatto utilizzata dai Romani per la pesca e il trasporto costiero.

Al centro c'era un alberello alto 3 metri e mezzo detto Farere dove, su apposite sporgenze, si metteva un avvistatore. Sul luntro agivano di solito cinque o sei uomini, tra cui  un fiocinatore. A questi toccava il compito di fiocinare il pescespada con una lunga lancia alla cui estremità c’era un uncino ricurvo che, una volta penetrato nelle sue carni, non ne usciva più se non con strazio.
Ma i luntri, dinanzi alla forza del pescespada, in lotta per la propria sopravvivenza, erano sempre fragili.

Oggi per la pesca del pescespada si costruiscono eleganti e veloci feluche (filue), dotate di un’alta antenna d’avvistamento e di una lunga passerella per il fiocinatore. L’antenna, che si innalza al centro della barca, è alta da 20 a 25 metri e in cima reca una coffa, dentro alla quale sta un antenniere (u ’ntinneri), che osserva il mare, pronto a dare l’allarme appena avvista il pesce.

Dalla prua della feluca fuoriesce un trampolino lungo diversi metri alla cui estremità prende posto il fiocinatore (u ’fileri o fureri), pronto a lanciare l’asta uncinata (’u ferru) munita di una sottile cordicella di nailon lunga anche diverse centinaia di metri (a caloma). La parte iniziale della fiocina è chiamata Trumma; più sotto c'è una specie di buco chiamato Buttuni, un'asta detta Fustu ed un manico di nome Appittatura. C'è una parte che si apre, la Ricchia, vicino alla quale vi è il mustazzu. ll tutto è tenuto da una grande vite, 'u Pernu, mentre l'estremità che infilza il pesce è 'a Padda.

Quando l’amo ricurvo penetra nelle  carni  dell'animale (avviene cioè ’a strumatura), il pescespada si inabissa fuggendo, mentre il fiocinatore gli dà corda, molla cioè la funicella che lega la fiocina, affinché il pesce, cercando di fuggire, esaurisca le sue forze.

 ll pesce ogni tanto affiora per tornare subito ad inabissassi, mentre l’acqua si tinge di rosso. Nelle sue vicinanze, se il pesce è femmina, appare spesso il maschio, che sembra voglia aiutare la sua compagna e non sa come fare, e allora si agita e si dimena. Ma su di esso accorrono  subito altre feluche con altri fiocinatori. Alla fine, quando il pescespada è ormai  stremato, i pescatori lo issano su una barca da carico.

La pesca del pescespada è stata immortalata in una famosa canzone di Domenico Modugno: nelle acque dello stretto l'animale si lascia andare ai suoi istinti amorosi, scegliendo l'amata, cercando con lei il luogo in cui procreare e proteggendola dalle insidie. L'amore però spesso lo porta alla morte. Quando la femmina viene catturata, il maschio inizialmente cerca invano di salvarla e, in seguito, quando si rende conto che è morta, inizia a sfogare il suo dolore con movimenti disperati. Successivamente si lascia quasi andare, posizionandosi rassegnato accanto alla compagna, e aspettando il colpo mortale. Per questo motivo i cacciatori di pescespada sperano di colpire prima la femmina, consapevoli del fatto che la pesca potrà risultare doppia. Infatti se è il maschio ad essere colpito per primo, la femmina lo lascia al suo destino, cercando luoghi più sicuri. Una volta issato a bordo, i pescatori incidono sulle branchie del pescespada dei segni rituali, quindi lo ricoprono con rispetto, al riparo dal sole, mentre il colore della sua pelle, man mano che la vita l'abbandona, è cangiante: ora blu, ora argento, ora azzurro o grigio.

 

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